Arrivederci Italia, Why Young Italians are living – Arrivederci Italia, perchè i giovani italiani vanno via

Traduzione delle parti principali dell’ articolo del Time Why Young Italians Are Living

La traduzione è stata fatta per consentire a chi non sa l’inglese di leggere l’articolo, con l’assoluto intento di rispettare il contenuto e di non travisarlo, chi lo ha tradotto non si assume nessuna responsabilità per eventuali errori.


Silvia Sartori, 31 anni
Occupazione: Project manager
Location: Shanghai
Ragione per cui è partita: Dopo aver passato 4 anni in Cina, è tornata a Treviso e investito un anno nella ricerca di lavoro. Trovando poche opportunità per una giovane donna professionista è tornata in Cina dove ora gestisce 3milioni di dollari che la Commissione Europea ha stanziato per le costruzioni green

Non è proprio il tipico consiglio che ti aspetti usualmente dal Rettore di una Università di Elite. In una lettera aperta al figlio pubblicata lo scorso Novembre, Pier Luigi Celli, direttore generale dell’Universita LUISS di Roma scrive:

- Questo Paese, il tuo Paese, non è più il posto dove è possibile stare con orgoglio.. E’ per questo con il cuore straziato più che mai , che il mio consiglio per te che hai finito gli studi è di andare all’estero. Scegli di andare dove lealtà, rispetto e riconoscimento del merito e dei risultato.-

La lettera, pubblicata dal giornale Italiano La Repubblica, ha generato molta preoccupazione . Celli ha espresso la crescente sensazione della generazione del figlio che la via per il successo sia percorribile solo all’estero. I commenti si sono concentrati sull’accelerazione della fuga dei giovani italiani, notando che inevitabilmente il paese sta perdendo molte delle sue più valide risorse. Con le riforme rese quasi impossibili dalla politica confusa e disordinata profondamente radicata in Italia – uno scisma nella coalizione ha minacciato nuovamente il governo Berlusconi quest’estate- molti cominciano a chiedersi se il trend potrà mai essere invertito. “Abbiamo un flusso verso l’esterno e quasi nessun flusso verso l’interno” dice Sergio Nava, ospite allo show radiofonico Young Talent e autore del libro e del blog La Fuga dei Talenti che parla dell’esodo.

Il motivo di queste partenze non è molto cambiata dall’ultima ondata di coloro che migrarono un secolo fa cercando fortune economiche. Ma questa volta, invece di contadini e lavoratori manuali che si stipavano in navi a vapore per raggiungere NewYork, l’Italia sta perdendo i migliori e le menti più brillanti in un decennio di stagnazione economica, di un mercato del lavoro congelato e in un intrecciato sistema di despoti e nepotismo. Per molti dei più talentuosi ed istruiti, la terra delle opportunità è lontano da casa.

Prendi Luca Vigliero, un architetto di 31 anni. Dopo essersi laurato all’Unviersità di Genova nel 2006 e non trovando un lavoro soddisfacente, va all’estero, lavorando prima per un anno al Rem Koolhaas’ Office for Metropolitan Architecture in Rotterdam e dopo accetta un lavoro a Dubai nel 2007. In Italia il cuo curriculum non aveva suscitato alcun interesse. Alla Dubai’s X Architects è stato promosso in fretta. Ora supervisiona un team di 7 persone. “Lavoro su progetti di musei, ville, centri culturali, masterplans.” dice “Ho una carriera”. Scappare dall’Italia ha permesso a Vigliero di accelerare il suo progetto di vita. Lui e sua moglie hanno avuto un bambino a settembre, se fossero rimasti in Italia, non avrebbero potuto mettere al mondo un figlio così presto. “Nessuno dei miei amici è sposato, tutti hanno un lavoro davvero ai primi livelli, e vivono con i genitori. Qui c’è futuro, ogni anno succede qualcosa, nuovi piani, nuovi progetti. In Italia non si muove nulla, è tutto fermo.”

L’Italia non tiene traccia di quanti giovani professionisti cercano futuro all’estero, ma è evidente che il numero è in crescita. Gli Italiani laureati tra i 25 e i 29 anni registrati dal governo nazionale come residenti all’estero è in aumento ogni anno, dai 2540 del 1999 sono arrivati a 4000 nel 2008. Il Censis stima che 11.700 laureati hanno trovato lavoro all’estero nel 2009, ossia 1/25 laureati italiani di quell’anno. Secondo un sondaggio di Bachelor, un’agenzia milanese di recruiting, 33,6% dei nuovi laureati sente il bisogno di lasciare il Paese per sfruttare a pieno la propria istruzione. Un anno dopo la laurea, il 61,5% pensa che avrebbe dovuto farlo.

Non è difficile capire come mai questo accade. Le difficoltà dell’ economia italiana sono ricadute sulle spalle dei giovani. Secondo quanto pubblicato dall’ ISTAT a maggio, il 30% degli Italiani tra i 30 e i 34 anni vive ancora con i genitori, 3 volte quelli del 1983. Uno su 5 giovani tra i 15 e i 29 anni ha completamente abbandonato tutto, non studia, non lavora, non si sta formando. “Stiamo condannando un’intera generazione in un buco nero” dice Celli.

Offerte di Lavoro per i (Vecchi) Ragazzi

Gli italiani non laurati in spesso lavorano nell’economia sommersa, facendo piccoli lavoretti ma i laureati  -o più in gerale quelli con più aspirazioni- vivono tempi duri per trovare un impiego che rispecchi le loro qualifiche. Il tasso di disoccupazione dei laureati italiani tra i 25 ai 29 anni è del 14% , più del doppio del resto di Europa e più alto rispetto alla stessa fascia di non laureati.

Gli Italiani hanno una parola per descrivere il loro problema: GERONTOCRACY, o regole dettate dagli anziani. Gran parte dell’economia è rivolta alla parte anziana del paese. Mentre l’Italia spende relativamente poco per alloggi, disoccupazione e cura dei bambini le spese da cui dovrebbe dipendere il lancio delle carriere dei giovani hanno invece mantenuto tra le pensioni più alte di Europa e in parte dilangando sui prestiti. Questo squilibrio si estende al settore privato dove enti nazionali e una radicata cultura dell’anzianità hanno reso i migliori posti di lavoro fuori dalla portata dei giovani del paese.

L’Italia ha sempre sofferto il sistema gerarchico, con i giovani sottomessi all’autorità fino a che non ne prendono le redini. “Non viene considerata la tua esperienza in base al CV , quindi sulle tue abilità e i tuoi skills, ma solo sulla base della tua età”, dice Federico Soldani Epidemologo di 37 anni che ha lasciato Pisa nel 2000 e ora lavora a Washington D.C.per la Food and Drug Adiministration. “Se sei sotto i 40, sei considerato giovane”

Il sistema ha funzionato -in una certa misura- fintanto che l’economia era in crescita. La pazienza veniva ripagata garantendo lavoro a chiunque fosse in fila. Ma con l’estendersi della crisi il mercatos si è saturato. “La fila non si muove per nessuno” dice Soldan. L’accesso ad alcune professioni -come quella di notaio- è così limitata che la professione è dventata quasi esclusivamente ereditaria. In un Paese in cui il successo è in base alle relazioni e all’anzianità, solo gli Amici e i figli dell’Elite hanno una chance di saltare la fila.

Per il resto, questo significa che il lavori sono scarsi, sottopagati e poveri di responsabilità. Quando Filippo Scognamiglio, 29 anni, segretario della MBA Association NOVA ha comparato i salari netti delle stesse posizioni e delle stesse multinazionali negli USA e in Italia è emerso che gli Italiani con l’MBA che decidono di restare in patria guadagnano giusto il 58% di quello che avrebbero all’estero. “E’ più facile avere successo in USA se sei talentuoso e hai vosglia di fare uno sforzo che non nel mio Paese” dice. Di conseguenza, Scognamiglio che si è laureato alla Columbia Business School quest’anno ha scelto di  liquidare la società italiana che aveva sponsorizzato la sua laurea, al fine di accettare un lavoro negli Stati Uniti “E ‘un voto di 70.000 euro (90.000 $) per le prospettive di una carriera all’estero”afferma.

Ma non sono gli stipendi migliori che attirano gli Italiani all’estero: è anche l’opportunità di sottrarsi a posti di lavoro noiosi che prevedono compiti principalmente meccanici e con la prospettiva di carriera azzerata. “Se sei giovane in Italia, sei un problema. In altri paesi, sei una risorsa.” dice Simone Bertolini, 29 anni, copywriter creativo a Sydney. Ha lasciato Roma del 2007 a seguito di un cambio di management nell’agenzia di pubblicità dove lavorava, quando il suo nuovo capo gli ha detto che gli avrebbero messo i bastoni tra le ruote, “Tutte le idee venivano respinte” dice Bartolini “A tutto era un no, appena facevo un errore ero sotto i riflettori”. In confronto all’Australia, dove Bartolini ha intrapreso una carriera di successo, l’Italia semplicemente non sapeva che farsene della sua spinta “Hanno bisogno di esecutori” continua Bartolini “Non hanno bisogno gente che pensa”.

Vecchi problemi, Vecchie Soluzioni

[finestra sulla soluzione politica italiana, con spiegazione della crisi estiva Berlusconi/FIni]

Young Italians know better than to look to the state to solve their problems: the country’s politics is if anything even more stagnant. A long succession of ruling coalitions have been too busy wrestling among themselves to take on entrenched interests. The current regime is a case in point. Prime Minister Berlusconi came to power in 2008 after the previous left-wing government tried to institute a raft of reforms that would have passed without comment in just about any other country: deregulating the country’s taxicabs, allowing supermarkets to sell nonprescription drugs, permitting private companies into public transport. The reforms foundered on a series of strikes, setting the government on a path to failure a year and a half later.

Now Berlusconi’s government is facing a crisis of its own, a power struggle between the Prime Minister and his former ally, Gianfranco Fini, the speaker of Italy’s lower house. Fini, who commands a breakaway faction of parliamentarians, has been clashing with Berlusconi over a series of reforms. For now, the two men seem to have put aside their differences — Fini supported the government in a vote of no confidence last month — but tensions between the two are already rising over proposed changes to the criminal-justice system that would free Berlusconi from tax-fraud and corruption trials. In the meantime, Italians are stuck with a government that could collapse at any moment and leaders consumed with positioning themselves for the next election.

La politica italiana è sclerotica, ha fallito nel fare riforme orientate ai giovani pensate da altri leader come Obama, Cameron o Sarkozy. Berlusconi ha 74 anni ed è al suo terzo mandato, il panorama della politica italiana non è cambiato dal 90 quando Tangentopoli sconvolse l’assetto dell epoca, per cui inutile meravigliarsi che non ci siano giovani a farne parte.

No way home

l’esodo italiano non sarebbe così dannoso se i ‘migrati’ potessero essere persuasi a ritornare facendo tesoro della loro esperienza all’estero. Invece, dopo anni ad ignorare il problema, il governo ha iniziato a fare proprio questo. “E’ come il judo: trasformare il rischio in un punto di forza” dice Guglielmo Vaccaro, parlamentare (ndt, dell’opposizione) che propone uno sconto sulle tasse agli Italiani che ritorneranno dopo almeno 2 anni all’estero. Vaccaro ha stimato che lo stato spende più di 130000 dollari per fornire un giovane con un’istruzione universitaria, soldi che potrebbero essere risparmiati se i cittadini decidessero di investire le proprie risorse in casa.

Non è proprio come i giovani che vogliono andare via, gli Italiani sono famosi per essere attaccati alla loro terra. Molte delle persone intervistate in quest’articolo hanno dichiarato che sarebbero ben felici di tornare  a casa. “Il tuo DNA, il tuo io, tutto quello che respiri, quello che mangi è strettamente legato alla tua città natale” dice Giovanni Chirichella 34 anni milanese che lavora come Manager delle Risorse Umane alla General Eletric a Houston. “Molti Italiani sono in tutto il mondo e soffrono di nostalgia per tutto il resto della loro vita”

Ma, mentre i giovani Italiani migranti vorrebbero rientrare con pochi anni di esperienza all’estero con il loro Cv arricchito, incontrano molte più difficoltà di quelle che immaginano nel loro tentativo di tornare. Negli anni passati, Elena Ianni, 32 anni, Marketing Manager della Royal Bank of Scotland in London, ha spedito il suo curriculum alle 100 migliori compagnie di Recruiting in Italia. Ha trascorso le sue vacanze di Pasqua bussando alle porte milanesi. Ogni sera, quando rientra dal lavoro, checka le proposte di lavoro online. A Londra dove riceve non richieste offerte dagli HeadHunters, Ianni ha rifiutato 2 offerte nello stesso periodo in cui cercava in Italia. Il suo Paese sembra non volerla “Ho detto esattamente le stesse parole” dichiara “Sei uan giovane donna e qui non sei presa sul serio”.

Quindi il paese è in un circolo vizioso. L’economia continua a soffrire continuando ad escludere i giovani soffocando l’innovazione. Nel frattempo, per ogni giovane che va via, c’è una voce in meno che chiede riforme. Silvia Sartori, 31 anni, ha provato a ritornare a Treviso dopo aver lavorato in Asia per 4 anni. Dopo un infruttuoso anno di ricerca del lavoro, è tornata in Cina, dove gestisce 3 milioni di dollari che la Commissione Europea ha sovvenzionato per le costruzioni green. “C’è qualcosa in Italia che non avrei mai voluto ammettere,  ero una donna di 45 anni, nè moglie nè amante nè tantomeno cugina” dice “Ho dato all’Italia una seconda possibilità” prosegue “L’hanno bruciata”.

L’Italia non avrà ancora molte opportunità di preservare le sue preziose risorse.

Rem Koolhaas’ Office for Metropolitan Architecture in Rotterdam

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